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Pensioni e previdenza

Pensione di reversibilità 2026: percentuali, redditi e riduzioni dell’importo

Un approfondimento dedicato al calcolo della reversibilità nel 2026: quote spettanti ai superstiti, soglie reddituali, riduzioni e controlli da fare sull’importo.

Persona adulta che verifica documenti e calcoli economici in un ambiente luminoso

EREDORA ha già dedicato una guida generale alla differenza tra pensione di reversibilità e pensione indiretta e ai principali superstiti che possono averne diritto.

Qui l’attenzione è diversa: capire come si forma l’importo della reversibilità nel 2026, quali percentuali si applicano e quando i redditi del beneficiario possono determinare una riduzione.

Da quale importo si parte

La pensione di reversibilità è una quota percentuale della pensione già liquidata al pensionato deceduto. Per la pensione indiretta, invece, il riferimento è la pensione che sarebbe spettata all’assicurato in presenza dei requisiti previsti.

Prima di applicare qualsiasi percentuale bisogna quindi individuare correttamente la prestazione di partenza e i superstiti aventi diritto.

Le percentuali principali

L’INPS indica le aliquote principali della pensione ai superstiti:

  • coniuge solo: 60%
  • coniuge e un figlio: 80%
  • coniuge e due o più figli: 100%
  • un figlio solo: 70%
  • due figli: 80%
  • tre o più figli: 100%

Genitori, fratelli e sorelle

In assenza dei superstiti prioritari e quando ricorrono le specifiche condizioni previste, possono assumere rilievo anche genitori, fratelli e sorelle. Le quote INPS partono dal 15% per un genitore o un fratello/sorella e aumentano in relazione al numero degli aventi diritto.

Non è quindi corretto applicare automaticamente il 60% a qualsiasi domanda di reversibilità: composizione del nucleo dei superstiti e requisiti individuali determinano la quota iniziale.

Redditi del beneficiario: quando possono ridurre la pensione

Per alcuni beneficiari la pensione ai superstiti è cumulabile con i redditi personali entro i limiti previsti dalla Tabella F della legge n. 335/1995. Il meccanismo prevede riduzioni del 25%, 40% o 50% quando il reddito supera rispettivamente tre, quattro o cinque volte il trattamento minimo annuo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti.

Per il 2026 il trattamento minimo INPS è pari a 611,85 euro mensili, cioè 7.954,05 euro annui su tredici mensilità. Ne derivano soglie indicative di 23.862,15 euro, 31.816,20 euro e 39.770,25 euro. Il reddito da considerare e le eventuali esclusioni vanno comunque verificati secondo le regole INPS.

Quando le riduzioni non si applicano

L’INPS precisa che i limiti di cumulabilità non si applicano quando il beneficiario fa parte di un nucleo familiare con figli minori, studenti o inabili individuati secondo la disciplina previdenziale applicabile.

Inoltre, dopo la sentenza della Corte costituzionale n. 162/2022, la decurtazione effettiva non può superare la concorrenza dei redditi stessi. Sono aspetti che rendono poco affidabile un calcolo basato soltanto su una percentuale letta online.

Esempio semplice

Se la pensione del dante causa era di 1.500 euro mensili e l’unico superstite avente diritto è il coniuge, la quota teorica di partenza è il 60%, cioè 900 euro mensili.

Prima di considerare definitivo l’importo bisogna però verificare i redditi rilevanti del coniuge e la presenza di condizioni che escludono le riduzioni. L’esempio serve a comprendere il metodo, non a sostituire il calcolo della pratica concreta.

Quali documenti e dati conviene preparare

Per verificare correttamente la prestazione è utile organizzare:

  • dati del pensionato o assicurato deceduto
  • dati e stato dei superstiti
  • eventuali informazioni su figli minori, studenti o inabili
  • redditi rilevanti del beneficiario
  • documentazione previdenziale disponibile
  • eventuali provvedimenti INPS già ricevuti

Errori da evitare

Gli errori più frequenti sono applicare la percentuale senza verificare tutti gli aventi diritto, confondere il reddito complessivo con le sole voci effettivamente rilevanti ai fini INPS e utilizzare soglie di anni precedenti.

Un altro errore è confrontare semplicemente l’importo netto del defunto con quello del superstite: ritenute fiscali, maggiorazioni e componenti della pensione possono rendere il confronto fuorviante.

Domande frequenti

Quanto spetta al coniuge solo nel 2026?

La quota base indicata dall’INPS è il 60% della pensione del dante causa, prima di eventuali riduzioni collegate ai redditi del beneficiario.

La reversibilità viene sempre ridotta se il coniuge lavora?

No. Non conta il semplice fatto di lavorare, ma il livello e la tipologia dei redditi rilevanti e l’eventuale presenza di condizioni che escludono le riduzioni.

Quali sono le percentuali di riduzione per reddito?

Il meccanismo ordinario prevede riduzioni del 25%, 40% e 50% oltre le soglie rispettivamente di tre, quattro e cinque volte il trattamento minimo annuo, salvo le esclusioni previste.

Fonti ufficiali

EREDORA

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Contenuto informativo: la situazione concreta deve essere verificata sulla base dei documenti e della normativa applicabile al caso.